Battaglini

​Una inchiesta di tre giornaliste-studentesse svela scomode verità​

A 52 anni dal caso della “Zanzara” del liceo Parini

Cronaca
Taranto domenica 29 aprile 2018
di Giuseppe Mazzarino
Un articolo del Corriere della Sera del 2 aprile 1966 tratta l’ultimo atto della vicenda
Un articolo del Corriere della Sera del 2 aprile 1966 tratta l’ultimo atto della vicenda © Tbs

Correva l’anno scolastico 1965/66, quando tre diciassettenni del milanese liceo Parini pubblicarono sul giornale studentesco “La Zanzara”, prima palestra, pochi anni prima, di un certo Walter Tobagi, il resoconto di una tavola rotonda con alcune compagne di scuola, protette da anonimato, su “Che cosa pensano le ragazze d’oggi”.

Un gruppetto di integralisti cattolici che faceva riferimento a don Giussani protestò, un morente giornale del pomeriggio ultraconservatore parlò di “scandalo”, un paio di bigotti PM inquisirono i ragazzi, uno dei quali era lo studente-direttore della Zanzara; uno dei magistrati (PM poi fuggito dalla Magistratura perché contiguo a Gelli) sottopose due ragazzi ad una visita medica con ispezione corporale, facendoli denudare completamente... La ragazza si salvò perché, messa sull’avviso dai due ragazzi, corse a rintracciare un telefono (fisso, ovviamente: siamo nel 1966) e chiamò il padre. Protestò per l’abuso persino il presidente nazionale dell’Associazione Magistrati, il sindacato delle toghe; che poi dovette dimettersi perché era intervenuto su un procedimento ancora in corso.

Protestò con forza l’Ordine dei Giornalisti. Si rischiò una crisi di governo, perché il vicepresidente del Consiglio Nenni, socialista, ebbe parole di fuoco sull’accaduto (uno dei ragazzi era figlio di un giornalista del quotidiano del Psi, Avanti!). Si andò a processo, seguito persino da inviati di giornali di molti Paesi stranieri; il tutto finì con una trionfale assoluzione. Italian Graffiti... Che cosa pensavano, di così scandaloso, le “ragazze d’oggi” del 1966? Esprimevano le proprie idee sui rapporti prematrimoniali (alcune a favore, altre volevano arrivare vergini al matrimonio), sul divorzio (era in corso la discussione sui primi progetti di legge in proposito: alcune ragazze si dichiaravano a favore del divorzio, altre ritenevano che dovesse essere consentito solo a chi non contraeva matrimonio religioso, che poi sarebbe stata la proposta di mediazione avanzata da Andreotti qualche tempo dopo, respinta a maggioranza dal mondo cattolico), sulla contraccezione (della quale si era recentemente discusso, sia pure per dichiararla poi moralmente non lecita, persino nel recente Concilio ecumenico Vaticano II).

E del rapporto fra l’amore e la religione, con la confessione di alcune ragazze del turbamento causato dalla fede cattolica. Il tutto, peraltro, in termini assai contenuti. Eppure si scatenò l’inferno... Tre ragazze del liceo Battaglini di Taranto, che della “Zanzara” non avevano mai sentito parlare (ne abbiamo discusso in classe dopo che avevano realizzato la loro inchiesta), nell’ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro realizzato d’intesa fra il liceo e “Taranto Buonasera”, hanno pensato di andare oltre l’articolo di sport, di costume, di musica o di vita scolastica, ed hanno realizzato una autentica inchiesta su quelli che noi più anziani definiremmo “comportamenti a rischio” degli adolescenti, garantendo con la formula dei questionari scritti l’anonimato degli intervistati.

E a cose fatte mi hanno sottoposto i risultati: a saperlo prima, avrei proposto di arricchire e dettagliare meglio i quesiti, di dividere le risposte per sesso e magari di allargare il campione (30 intervistati non ci danno un risultato scientificamente valido); ma il lavoro compiuto dalle nostre tre giornaliste, anche perché totalmente spontaneo, è notevole. I risultati – scomode verità – li illustrano loro stesse. Fanno pensare. E, oggettivamente, ci fanno preoccupare. Se il 100% degli intervistati (fascia di età: dai quindici ai sedici anni) dichiara di fare uso abituale di superalcoolici (anche se questo uso abituale in realtà riguarda il consumo di cocktail o “cicchetti” nelle uscite del venerdì e del sabato sera) e il 25,9% si dichiara consumatore abituale di cannabis è chiaro che siamo di fronte ad un problema molto serio. Nel breve e nel lungo periodo (una amica neurologa mi dice che il combinato disposto del consumo precoce di superalcoolici e cannabis favorisce l’insorgere, anticipato, dell’Alzheimer...).

Aggiungiamoci un forte tasso di tabagismo ed il quadro si fa anche più fosco. Soffermiamoci sulle motivazioni, così come sono state esposte e scritte nei questionari: “imitazione” per il tabacco, almeno per la prima volta; poi “per tranquillizzare il bisogno psicologico” (ovvero per dipendenza) o “per stress”. Stressati a 16 anni? Be’, sì. Forse per troppi di noi è passato troppo tempo dai 16 anni (come dai 13 e dai 20, se è per questo), e questi “marziani” che sono i nostri figli o nipoti non riusciamo a capirli perché abbiamo dimenticato come eravamo noi a quell’età; o ce ne siamo costruita una immagine falsa ed edulcorata. Ed abbiamo compromesso – la comunità, la famiglia, la scuola – la capacità di ascolto. Droga (sia pure “leggera”, come recitava il questionario): “sballa e ti rende felice”; “evado dalla realtà di una città noiosa”; “per motivo socio-culturale, come segnale di evoluzione”.

Felicità chimica; evasione da una realtà angusta e “noiosa” ma anche proclamazione di una “evoluzione”. Aggiungiamoci l’alcool, che riguarda tutti: “quando fumo, o bevo, è come se fosse un sogno”; “per divertimento” o – sintomatico – “per avere coraggio”. Segnali di disagio; e di disagio molto forte. La doverosa repressione e l’ancor più doverosa prevenzione non bastano. Fin qui arrivano i giornalisti (chi scrive questa ampia introduzione ma anche le tre bravissime ragazze della 3 F). Che cosa fare, e come, altri devono studiarlo (intanto il questionario andrebbe sottoposto ad un campione molto esteso, per esempio) ed attuarlo.


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I commenti degli utenti
  • Angelo Raffaele Fornari ha scritto il 30 aprile 2018 alle 14:10 :

    .....Ma come si può trascurare che il 100& dei ragazzi, in questa fascia d'età, riesca ad acquistar tranquillamente, trasgredendo la legge, beni sui quali lo Stato impone il monopolio? Perché raffrontare generazioni di adolescenti anziché fare un esame sui modelli e sul mondo che gli viene fatto vedere? Chi vende questi prodotti ai giovani? Chi dovrebbe controllare la vendita di questi prodotti? cosa fanno gli organi di controllo e lo Stato per prevenire la salute e l'equilibrio dei giovani? Che aiuti e che esempi hanno i giovani da quella generazione del "eravamo meglio noi!" ??? Rispondi a Angelo Raffaele Fornari

  • Angelo Raffaele Fornari ha scritto il 30 aprile 2018 alle 14:04 :

    Buonasera. Notevole il lavoro delle ragazze. Mi permetto di aggiungere una riflessione, doverosa, sull'argomento.. Dire che il quadro da loro propostoci "svela scomode verità" non è corretto. Basta andare in giro per le città, in questo caso la nostra Taranto, per notare facilmente ragazzini che dentro e FUORI dai locali riescono ad acquistare e, altrettanto facilmente, consumare alcolici di ogni tipo accompagnati da una buona dose di tabacco. Ora, rifacendosi alla psicologia spicciola, converremo tutti nel dire che questi ragazzi, tra i 15 e 16 anni, sono nell'età in cui ogni negazione imposta dalla società è una buona scusa per trasgredire, scoprire nuovi "mondi", sentirsi grandi e ribelli. Ma come si può trascurare il fatto che il 100 % dei ragazzi in questa............ Rispondi a Angelo Raffaele Fornari