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​Ilva, i soliti slogan per il governo gialloverde​

L’intesa tra Di Maio e Salvini sul destino dell’acciaieria

Cronaca
Taranto martedì 15 maggio 2018
di La Redazione
La schermata del Tg1 con il punto del “contratto” tra Lega e M5S sull’Ilva
La schermata del Tg1 con il punto del “contratto” tra Lega e M5S sull’Ilva © n.c.

La schermata del Tg1 delle ore 20 di domenica 13 marzo offre una ghiotta indiscrezione: il punto dell’intesa tra Movimento Cinquestelle e Lega sul caso Ilva. Uno degli articoli del “contratto” sul quale dovrebbe fondarsi il nuovo governo tra i due partiti vincitori delle elezioni. Si chiama “Contratto per il governo del cambiamento”, per la precisione. Ma a giudicare da quello che trapela sull’Ilva il “cambiamento” sembra più che altro uno stucchevole refrain. Buono per la campagna elettorale, meno per governare concretamente il Paese.

E allora: stando sempre a quanto anticipato dal Tg1, l’accordo tra Di Maio e Salvini per decidere le sorti della più grande acciaieria d’Europa prevederebbe: salvaguardia dei livelli occupazionali, tutela della salute, chiusura delle fonti inquinanti. Come dire: esattamente quel che hanno tentato di fare i governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi. E cioé mantenere in piedi il lavoro badando però a proteggere la salute. L’aggiunta della dicitura “chiusura delle fonti inquinanti” sembra più un omaggio lessicale a quella fetta pentastellata che invoca misure drastiche contro l’Ilva. Un contentino, insomma, perché a ben vedere anche questo sembra più uno slogan che non un concreto programma di governo.

Una enunciazione che vuol dire tutto e niente. Del resto lo stesso Di Maio in campagna elettorale si era ben guardato dal pronunciare la parola “chiusura” parlando dell’Ilva.

Anzi, aveva rilanciato sul futuro dell’acciaieria producendo mugugni tra i suoi stessi sostenitori. E Salvini, molto sensibile agli umori del mondo imprenditoriale, negli ultimi giorni aveva già fatto sapere attraverso i suoi ufficiali di considerare “inaccettabile” la chiusura dell’Ilva. Se questa è la sintesi dell’accordo, quindi, non vi è assolutamente nulla di nuovo e di concreto. E non è dato sapere, ad oggi, come l’ipotetico governo giallo-verde intenda accomodarsi al tavolo che si sta conducendo al Mise. Un particolare tutt’altro che seecondario, dal momento che il 30 giugno è la data indicata per la conclusione della trattativa.

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