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​Calenda: Ilva chiusa? Sì, il rischio esiste​

Il caso Ilva continua a far discutere politica e sindacato

Cronaca
Taranto mercoledì 16 maggio 2018
di La Redazione
L'Ilva di Taranto
L'Ilva di Taranto © Tbs

«Se non firmano e la vendita non si perfeziona siamo daccapo. lo Stato deve rifinanziare ma questa volta c’è il rischio che la commissione non approvi perché c’è stato un processo di vendita valido e il regime di aiuti di Stato è stringente su acciaio. In questo caso Ilva chiude (...) Importante è che i lavoratori conoscano la proposta di mediazione del Governo, la situazione di Ilva dal punto di vista di cassa e i rischi conseguenti. Poi ovviamente hanno pieno diritto, tramite i loro rappresentanti sindacali, di respingerla. Così come è peraltro accaduto (...) L’accordo sindacale viene negoziato e firmato da azienda e parti sociali.

Dopo 6 mesi di negoziato e più di 32 incontri effettuati il Governo è intervenuto con una proposta di mediazione tra le parti vista la difficile situazione di cassa di Ilva che si esaurirà nel mese di luglio. Si auspica che le parti possano incontrarsi al più presto per individuare una base comune da ripresentare al tavolo del Ministero». Con due tweet ed una nota stampa “ministeriale” il titolare - ancora in carica - del dicastero per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda rilancia l’allarme sulla possibile chiusura dell’Ilva. «In caso di sciopero Ilva la Regione Puglia parteciperà assieme a tutti i lavoratori ed ai loro sindacati» ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in un post su Facebook.

«La Regione Puglia è al fianco dei cittadini della provincia di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva perché siano garantiti in via prioritaria la salute delle persone e i posti di lavoro degli operai» aggiunge Emiliano. «In caso di proclamazione dello sciopero la Regione Puglia sarà al fianco dei lavoratori per impedire i licenziamenti e per garantire la ristrutturazione della fabbrica in modo da consentire la sua decarbonizzazione. A questo proposito chiedo a Matteo Salvini ed a Luigi Di Maio di essere immediatamente sentito assieme ai tecnici della Regione Puglia per consentire loro la migliore definizione del programma sull’Ilva e comunque al fine di fornire ogni utile informazione. Ove l’attuale governo decidesse, sia pure fuori tempo massimo, di riprendere la trattativa chiediamo di essere convocati al tavolo assieme a tutti i componenti del Tavolo Ilva Regione Puglia» conclude Emiliano.

Dureranno dieci giorni, fino al 24 maggio, le assemblee programmate all’Ilva dai sindacati per fare il punto sulla vertenza. Il 26 maggio possibile uno sciopero con possibile manifestazione cittadina nel caso in cui non dovessero giungere segnali positivi per la ripresa del negoziato con l’obiettivo di trovare un’intesa sui livelli occupazionali. «Se salta l’occupazione salta tutto. Un accordo che ha valore di legge e che tutti devono rispettare. I lavoratori dell’Ilva di Genova combatteranno per difendere il loro accordo di programma». Sono queste le parole della Fiom-Cgil di Genova a chiusura di una lunghissima nota che riassume a oggi la situazione dello stabilimento Ilva.

L’associazione Genitori Tarantini, infine, si rivolge al sindaco Rinaldo Melucci: «Le suggeriamo di non dichiarare con tanta superficialità che meno del 50% dei tarantini sono per la chiusura delle fonti inquinanti, utilizzando l’inconsapevolezza per confermare i suoi dati. Regali ai tarantini una visione differente di futuro e poi vedremo di quali percentuali parlare. Ci permettiamo anche di suggerirle di ascoltare le associazioni attive sul territorio e i professionisti e cittadini che da anni propongono idee qualitativamente interessantissime. In ultimo, pretendiamo, come cittadini di Taranto una risposta ad una semplicissima domanda: “lei, sindaco di Taranto, responsabile della salute dei cittadini, ci può assicurare che la salute dei cittadini da lei amministrati è certamente tutelata dalle emissioni derivanti dalla zona industriale della città in ogni periodo dell’anno?” Restiamo in attesa di una risposta che, riteniamo, certamente arriverà».

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