Il caso

​Ilva, ora si ricomincia. Incontro con Mittal​

Il dossier sul tavolo del neo-ministro Di Maio

Cronaca
Taranto martedì 05 giugno 2018
di Giovanni Di Meo
Luigi Di Maio
Luigi Di Maio © Tbs

Ilva, punto e a capo. Forse.

È all’insegna dei dubbi la ripresa della trattativa sul futuro dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. La certezza è che il dossier è sulla (affollata) scrivania di Luigi Di Maio, ministro alla Sviluppo Economico ed al Lavoro, e vicepremier del governo M5s-Lega. Come si muoverà il giovane ministro, focalizzato anche su superamento della Legge Fornero sulle pensioni e sul Reddito di Cittadinanza, autentico mantra grillino, è però da vedere: chiusura sì o no, programmata o meno, oppure rilancio di quella strana parola, “ambientalizzazione”, che al Movimento Cinquestelle pre-governo proprio non andava giù. «Il programma del governo è chiaro, chiudere le fabbriche inquinanti.

Noi per l’Ilva proponiamo la decarbonizzazione totale, è quindi possibile che il programma del governo Lega-M5s coincida con quello della Regione Puglia» è convinto il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, ospite da Lucia Annunziata a ‘In mezz’ora in più’, le cui parole sono state rilanciate dall’agenzia Dire. «Non sono favorevole alla riconversione della fabbrica tout court- spiega Emiliano- ma è compito del Governo decidere se la fabbrica deve chiudere o funzionare. Noi proponiamo un cambio di tecnologia verso la decarbonizzazione, per mettere in sicurezza la salute dei cittadini. Il governo Pd, però, aveva detto che il carbone è indispensabile, anche se non sono riusciti nemmeno a chiudere la trattativa con i sindacati». «Il nuovo governo- aggiunge Emilianopone come priorità la riconversione delle fabbriche inquinanti, ma non crede che la produzione dell’acciaio sia strategica per il Paese. Se vogliono chiudere la fabbrica ci dicano come intendono tutelare i 20.000 lavoratori».

Sempre da Lucia Annunziata a parlare di Ilva è stato il governatore della Liguria Toti: a Genova insiste l’altro principale polo siderurgico dell’ex Gruppo Riva, con i lavoratori pronti a fare le barricate per evitare la chiusura (come noto, i nodi ambientali lì sono stati risolti da tempo con la chiusura dell’area a caldo). «L’offerta in corso di Mittal per l’acquisizione dell’Ilva ha già la strada segnata, penso che non si possa uscire da quell’offerta senza che il Paese paghi un prezzo molto alto» ha messo in guardia Toti durante un confronto con il governatore pugliese Emiliano.

«Spero che il nuovo Governo faccia bene sull’Ilva, ma temo di no, perché ci sono troppe incongruenze tra M5S e Lega. Come disse Pietro Nenni ai socialisti che per la prima volta erano al Governo, entrarono nella stanza dei bottoni e non trovarono i bottoni o forse non sapevano premere quelli giusti», ha detto Toti, ripreso dall’Ansa. «Ilva è un bene e la siderurgia un settore a cui la seconda potenza manifatturiera d’Europa non può rinunciare», ribadisce il governatore ligure. Ma a Taranto ad essere in grandissima sofferenza è anche l’indotto.

«Un’altra azienda ha avviato la cessazione dell’attività con una procedura di licenziamento collettivo per 119 lavoratori. E’ solo una delle tante situazioni critiche che caratterizzano gli appalti dello stabilimento siderurgico di Taranto su cui sono attesi alla prova dei fatti soprattutto i nuovi ministri dello Sviluppo economico, Lavoro e politiche sociali, Luigi Di Maio, e del Sud, Barbara Lezzi» dichiara in una nota il Coordinatore nazionale Cisal Metalmeccanici, Giovanni Centrella, per il quale «la produzione di acciaio è uno dei settori strategici della nostra economia nazionale e riteniamo, quindi, difficile che l’Italia possa fare a meno dell’Ilva. Archiviati gli slogan e i proclami da campagna elettorale, è arrivato il momento di mostrare quali saranno le scelte politiche che, ‘orientate ad uno sviluppo economico omogeneo per il Paese’, come dichiarato nel contratto di governo, metteranno il tessuto produttivo del Mezzogiorno nelle condizioni di partecipare a tale sviluppo». «Uno dei punti più importanti in agenda che attende il nuovo governo è il futuro di Ilva.

Dopo gli anni di centrosinistra, dove il dossier è stato gestito in maniera dilettantistica, siamo di fronte ad un momento decisivo» le parole, a margine di Fenix, l’iniziativa di Gioventù Nazionale a Pulsano, della deputata tarantina di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli. «Preoccupa –prosegue Lucaselli - che molti esponenti del Movimento 5 Stelle siano per la chiusura e ricordiamo come anche il loro leader, nominato Ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio sia su quella linea. Chiudere l’acciaieria più grande d’Europa nel momento in cui il mercato chiede più acciaio è un paradosso». Da parte sua, il Codacons ha inviato una formale diffida a Di Maio, «affinché convochi il Codacons alla prossima riunione sull’Ilva che vedrà coinvolti martedì 5 giugno sindacati e Arcelor Mittal».

La proposta che il Codacons intende avanzare sul caso Ilva «è quella di una riconversione dell’azienda, con il passaggio dal carbone al gas, e di una bonifica urgente del sito reperendo risorse attraverso una modifica del programma di acquisto degli F35, gli aerei militari contestati da più parti e il cui acquisto non appare una necessità per il Paese».

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