Il futuro del siderurgico

​Ilva, prove di dialogo tra Di Maio e Calenda ​

Tiene banco la questione che ruota attorno al Siderurgico

Cronaca
Taranto martedì 12 giugno 2018
di La Redazione
Una veduta dello stabilimento Ilva di Taranto
Una veduta dello stabilimento Ilva di Taranto © n.c.

“Io la soluzione sull’Ilva non la dico qui. Noi ascolteremo i commissari, i potenziali acquirenti, i sindacati, le associazioni ambientaliste di Taranto, il sindaco. Quindi verificheremo lo stato dell’arte e capiremo le soluzioni. Tutto sara’ fatto con la massima responsabilita per il bene del paese”.

Così Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello sviluppo economico, a ‘Mezz’ora in più’ su Raitre. “Sulla questione dell’Ilva quello che ho detto non è in contrapposizione con Grillo. Io incontrero’ le parti- aggiunge - e cerchero di capire lo status del dossier. Mi sembra una posizione prudente, quella di un ministro che non vuole creare choc economici o sociali. Si devono ascoltare tutte le parti”.

Di Maio ha parlato anche del rapporto con il suo predecessore al Mise, Carlo Calenda, attivissimo sul fronte del Siderurgico tarantino: “Con Calenda “in realtà ci eravamo organizzati per il passaggio di consegne. Poi ho visto queste dichiarazioni pubbliche. Ci eravamo organizzati per farlo, ma sono stati giorni difficili, diciamo”. Proprio Calenda ha inviato una lettera al Corriere della Sera: “il ministro Di Maio ha preso una posizione coraggiosa su Ilva smentendo le farneticazioni di Grillo. Gliene ho reso pubblicamente merito. Era giusto farlo. Cosi come è giusto che voglia farsi un’idea sul dossier sentendo tutte le parti. Il tempo però è poco. Il 30 giugno scadrà il termine per la cessione. Entro quella data deve essere raggiunto l’accordo sindacale. In caso contrario Mittal potrebbe andarsene o rinunciare alla clausola sospensiva relativa all’accordo sindacale e procedere direttamente con le assunzioni.

Un’eventualità da scongiurare perché foriera di forti tensioni sociali. Si può in alternativa estendere fino a 90 giorni il termine per la conclusione della trattativa ma ciò comporterebbe un rifinanziamento di Ilva. Anche in questo caso il tempo per mettere in discussione tutto non ci sarebbe. Nazionalizzazione, chiusura parziale, de-carbonizzazione, sono soluzioni impraticabili. Infilarsi in questi vicoli ciechi perdendo l’acquirente porterebbe alla chiusura. L’Aia di Ilva è la più restrittiva in Ue. Gli investimenti ambientali e produttivi, 2,4 miliardi a cui si aggiungono 1,08 per le bonifiche rinvenienti dalla transazione Riva, renderanno Ilva la migliore acciaieria del continente per standard ambientali e tecnologici. Fino a quel momento la produzione sarà limitata a 6 milioni di tonnellate per tenere le emissioni ben all’interno dei limiti di legge”.

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